« Volevamo aprire questo sentiero nel mare come un segno di speranza »

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Dichiarazione di benvenuto del cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, durante l’arrivo del Bel Espoir a Marsiglia il 25 ottobre scorso. 

 

Due anni fa, la mattina del 23 settembre 2023, proprio dietro di me, nell’auditorium del Palais du Pharo, abbiamo avuto la gioia di accogliere il Papa Francesco a Marsiglia in occasione delle riunioni mediterranee MED23. Quale ricordo indimenticabile per tutti i marsigliesi e per tutti coloro che si erano uniti a noi in questa grande festa!

Durante questa visita, il Santo Padre aveva affidato ai giovani del Mediterraneo il compito di costruire la pace:

« Sulla attuale mar dei conflitti, – aveva detto lui – Siamo qui per valorizzare il contributo della Mediterranea, affinché essa torni a essere un laboratorio di pace. Perché tale è la sua vocazione: essere un luogo dove paesi e realtà diverse si incontrano sulla base dell’umanità che condividiamo tutti, e non di ideologie che si oppongono.»

Da questo appello è nato un progetto un po’ folle: quello di imbarcare giovani provenienti da tutti i paesi della Mediterranea su una barca a vela, la Bella speranza, Per collegare le nostre cinque coste, per tessere legami tra i nostri popoli. Volevamo andare da città in città, incontro a chi ci sta accanto, per un periodo di otto sessioni di circa quindici giorni, con, ogni volta, una ventina di giovani a bordo, che condividono la vita, le gioie, le risate, anche i momenti difficili, e riflettono insieme su uno dei problemi che riguardano oggi la Mediterranea: sia il problema ambientale, sia quello della pace e della giustizia, sia quello dei flussi migratori, sia quello del dialogo interreligioso, o altri ancora. Volevamo aprire questo cammino in mare come un segno di speranza, un sentiero sicuro nel mezzo delle onde, come un riflesso provvidenziale dell’amore di Dio per ogni essere umano, che lo conosca o no. Volevamo anche testimoniare la nostra vicinanza ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che vivono o, piuttosto, cercano di sopravvivere in paesi in guerra, o che vagano, a rischio della loro vita, su strade migratorie piene di pericoli.

Dal 1ehm Il marzo in cui la nave ha lasciato le sue ormeggi nel porto di Barcellona, abbiamo issato le nostre vele per afferrare il vento dell’ottimismo. E oggi, alla fine di un lungo viaggio da Barcellona a Marsiglia, attraverso il Marocco, la Sicilia, la Tunisia, Malta, Creta, Cipro, il Libano, che non è stato possibile vedere che da lontano, Istanbul, Atene, Durrës in Albania, Trieste, Ravenne, Bari, Napoli, Ostia, al largo di Roma, e Bonifacio, la nave è arrivata al porto giusto. E noi, due anni dopo l’appello lanciato dal Papa Francesco dal Palazzo del Pharo, ci ritroviamo riuniti al Mucem, attraversando simbolicamente anche l’altra sponda… del Vecchio Porto!

Perché è proprio di questo che si tratta, passare da una sponda all’altra. Su questa« mare tra le terre »Questa Mediterranea che il sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, amava guardare come un grande lago di Tiberiade, la Bella speranza Non era all’altezza delle portaerei statunitensi nelle acque vicine al Libano, ma su questa fragile imbarcazione, giovani hanno imparato a vivere incontri che cambiano la vita, facendo conoscere a ciascuno il paese dell’altro, attraverso il racconto che ne fanno, le cucine, la musica e le usanze che lo caratterizzano. Hanno imparato che il dialogo è il percorso più sicuro verso la pace.

In tempo bello come in tempesta, condividendo talvolta gli effetti della vertigine, ma anche, e più spesso, la gioia di cucinare, cantare e ballare insieme, gradualmente si sono incontrate le condizioni per che si possano instaurare dei rapporti di vero significato, per che i sogni e le speranze, le sofferenze e le preoccupazioni possano essere condivise, per che si manifesti una nuova speranza, quella di una Mediterranea della Pace.

Questo vascello è così diventato il luogo di una « esperienza che cambia la vita »Come alcuni hanno sottolineato: una piccola scuola che permette di imparare ad ascoltarsi, in profondità e in verità. Una scuola in cui si impara a parlare con rispetto e dignità. Ma anche, ed è per questo che ci siamo impegnati, una scuola in cui si inizia a lavorare insieme, a immaginare concretamente un futuro migliore, a collaborare per unire le nostre forze e i nostri entusiasmi. La sfida resta imponente e la vostra presenza oggi costituisce un incoraggiamento formidabile a proseguire questo paziente lavoro di intreccio che è la costruzione della pace.

Grazie a tutti voi che rendete omaggio a questa giornata con la vostra presenza. Grazie per condividere la nostra gioia nell’accogliere il Bel Espoir e i giovani coinvolti! Ma anche per coloro che ci hanno accompagnato negli ultimi giorni e che hanno partecipato ad altre sessioni dell’odissea MED25, alle riunioni MED24, in particolare a Tirana, o che già erano tra i nostri nel 2023 a Marsiglia. Sono oltre 100 i giovani provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo riuniti oggi a Marsiglia, e per noi è una grande gioia accoglierli!

E quale gioia, quale riconoscimento, quale incoraggiamento fu la visita del Papa Leone stesso sul battello, la settimana scorsa nel porto di Ostia! Arrivando, ci disse questi pochi parole, che mi permetto di riprendere questa mattina: «Il mondo di oggi ha bisogno, più che di parole, di segni e gesti portatori di speranza. Solo con il nome di questo battello, così come con la vostra presenza qui oggi, siete davvero un segno di speranza, non solo per la Mediterrania, ma per il mondo. […] Che la vostra generazione e molti altri giovani come voi continuino a promuovere questo tipo di iniziative, che contribuiranno davvero a far crescere la pace in tutto il mondo.»

È il nostro augurio a tutti voi! Essere profondamente riconoscenti per averci aiutato a realizzarlo.

+ Jean-Marc Cardinal Aveline

Pubblicato il 12 Dicembre 2025

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