Gesù, Spagna

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« Partecipare a MED25 sul Bella speranza È stata una delle esperienze più — se non la più — significative della mia vita.

Sono arrivato(a) con molte domande: è possibile un cambiamento reale, soprattutto in materia di pace e giustizia sociale? Qual è il mio percorso? E avevo un profondo bisogno di connessione e di rinnovamento. Venni anche con l’aspettativa di incontrare persone provenienti dalle altre sponde del Mediterraneo, attratto(a) dall’idea di un «vikingo-scuola per la pace» e desideroso(a) di comprendere le loro realtà, le loro storie e le loro speranze.

La barca è diventata uno spazio di incontro, di onestà e di trasformazione.

Uno dei più grandi doni di MED25 è stato quello di scoprire la ricchezza che nasce quando persone provenienti dalle diverse sponde del Mediterraneo si incontrano davvero. Ascoltare racconti segnati da speranza, lotta, fede e incertezza mi ha toccato profondamente. Ho visto fino a che punto il nostro luogo di nascita definisce le nostre opportunità, le nostre libertà e la nostra sicurezza. Capire che non condividiamo tutti gli stessi diritti o la stessa dignità semplicemente perché siamo nati da un lato o dall’altro del mare è diventato una realtà tangibile, personale, impossibile da ignorare. Sul Bella speranza, questo ha assunto un aspetto.

Allo stesso tempo, ho scoperto quanto siamo simili. Tutti noi portiamo sulle spalle ferite, famiglie che amiamo, paure per il futuro e sogni di un mondo migliore. Vivere così vicini gli uni agli altri — condividere i pasti, le tempeste, le risate, il silenzio e le attività di navigazione — mi ha aiutato a mettermi nei panni degli altri, a lasciare cadere i miei giudizi e ad accogliere ognuno così com’è. Questa vicinanza umana mi è sembrata uno dei primi passi concreti verso la pace.

Ho anche riscoperto un modo più profondo di ascoltare: ascoltare la storia di qualcuno senza affrettarsi a rispondere, accogliere la sofferenza dell’altro senza cercare di «risolverla», semplicemente essere presente. MED25 mi ha insegnato che la pace, sia nella Mediterranea che nella mia vita quotidiana, inizia con la presenza, l’umiltà, la compassione e il coraggio di vedere davvero la persona di fronte a me.

La barca mi ha colpito anche per la sua semplicità: il silenzio condiviso, il ritmo delle vele, il mare all’alba. Il mare è diventato per me un simbolo della nostra interdipendenza: ci separa, ma ci lega anche, trasportando le nostre storie e le nostre speranze. È, in un certo senso, la nostra casa comune.

Quello che riporto nella mia vita quotidiana si può riassumere in cinque impegni:

• coltivare il silenzio e la pace interiore
• Accogliere gli altri senza giudizio
• Trattare ciascuno con empatia e spirito di servizio
• Vivere più semplicemente e prendersi cura dell’ambiente
• Costruire ponti piccoli ovunque posso

Il sogno di poter condividere tutti gli stessi diritti, la stessa dignità e le stesse opportunità può sembrare utopico, ma dopo questa esperienza credo più che mai che inizia con incontri semplici come i nostri. La pace nasce dall’ascolto, dal condividere la vita e dal coraggio di riconoscere in ogni persona un fratello o una sorella.

Grazie MED25 per il viaggio, l’amicizia, la vulnerabilità e la bellezza che abbiamo condiviso.»

Gesù

Pubblicato il 11 Dicembre 2025

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