Francesca, Italia
« Mio caro Med25,
Sono grata di aver vissuto questo viaggio benedetto. Comincio ringraziando tutte le persone coinvolte in questo progetto, perché ha lasciato un’impronta profonda nel mio cuore. Partecipare a questa scuola di pace è stato esattamente quello di cui avevo bisogno in quel periodo difficile. Mi ha dato nuova speranza e fiducia nell’umanità.
Il nostro gruppo ha creato una magnifica mosaica. Ogni membro era un piccolo frammento con la sua forma particolare, ma insieme ci adattavamo perfettamente, formando un’immagine luminosa e completa. Guardando le nostre foto, vedo amore, una famiglia, luce e un futuro.
Il regalo più bello è stato la gente che ho incontrato, che mi ha permesso di «toccare» tutte le sponde del nostro mare. Il fatto che venivamo da paesi e ambienti diversi ha arricchito tutto. Ho apprezzato molto i momenti in cui abbiamo condiviso le nostre storie. Siamo la testimonianza dell’immensità della nostra regione, e allo stesso tempo delle molteplici caratteristiche che abbiamo in comune.
Ci riuscivamo facilmente a capirci perché i nostri cuori erano aperti e accoglienti. Le storie di ognuno erano per me come l’oro e sono rimasta sorpresa nel vedere che dopo solo una settimana ci siamo sentiti condividere le parti più profonde di noi stessi.
La vita a bordo della barca era a volte una sfida, ma in ogni situazione ci prendevamo cura gli uni degli altri, cercando di mantenere un’atmosfera positiva e un sorriso contagioso. In alcuni momenti ho davvero sentito che eravamo un tutt’uno, desiderosi di interagire e portatori di questa frase: «Condividere è amare».
Mi ricordo di come eravamo collegati, condividendo minuscoli spazi con sconosciuti e vivendo su una barca che ci portava fuori dalla nostra zona di comfort.
Dopo due settimane, parlavamo la stessa lingua sull’amore; avevamo creato il nostro modo di comunicare tra diverse lingue. I valori umani erano al centro: la gentilezza e il rispetto ci guidavano.
Questa esperienza mi ha portato a riflettere sulla mia identità personale. Sono fatta dalle persone che ho incontrato, e la mia identità non sarà mai fissa, ma sempre in movimento. Ciò può accadere solo se non abbiamo paura di lasciare che l’altro entri in noi.
Sono rimasta commossa quasi ogni giorno, perché questo scambio profondo di amore era tangibile, e la bellezza della natura formava un perfetto scenario. Il mare era a volte la nostra più grande nemica, ma anche la nostra migliore amica. Questo mare mi ha insegnato un altro ritmo di vita. La Mediterranea fa parte di noi e univa tutti i nostri paesi. Ci riuniva e divenne, con il barca, la nostra casa.
Spero di poter assistere a un cambiamento di rotta: che questa «mare di morte» diventi una “mare di vita”. “Bel Espoir” mi ha dato il coraggio di sognare di una generazione in grado di vivere in pace nonostante le diverse credenze, le religioni e le tradizioni. Dio ci ha fatti diversi per creare una mosaica umana più ricca e non dimenticherò mai quanto siamo belli insieme.
Le nostre voci provenivano da terre lontane, ma sono diventate un solo coro che canta e prega per la stessa speranza. Porteremo la pace e non smetterò mai di condividere questo testimone d’amore mediterraneo.
Questa famiglia mi manca così tanto, ma ogni volta che guarderò il mare, mi ricorderò che tutti voi tocchiate la stessa acqua, e che l’amore può ancora vincere, ancora e ancora.»
Francesca
Pubblicato il 12 Dicembre 2025